Valore

“Tutti hanno un prezzo, bisogna solo capire quale. Pochi invece hanno un valore”.    Caterina de’ Medici.

Gli uomini di valore si riconoscono dalla risolutezza che mettono nel difendere il bene più prezioso: la propria anima.

Ma cos’è che possiamo chiamare anima? Adin Steinsaltz, in La Rosa dai tredici petali, è netto  (tranne poi dedicarvi un intero articolato libro): “Nella sua essenza più profonda l’anima dell’uomo é parte del Divino, e sotto questo aspetto, essa è una manfestazione di Dio nel mondo”.

Se questo è, un uomo e una donna di valore non si separeranno, a costo della vita, da questa “particella” in grado di penetrare il  mondo materiale come un raggio di luce nell’oscurità, e di interagire con esso,  quale energia vitale,  facendo  emergere  esseri senzienti  mossi  all’ascolto, al pensiero, alla creazione, all’immaginazione, al sogno, al sentimento. 

E nel fare luce nell’oscurità,  si disvelano, come pulviscolo,  atomi di  un ordine vitale mirabile  là dove regnava  il nascondimento. Di ciò l’uomo di valore è testimone.  Così, frammento (animus) egli stesso dell’oscura tela che avvolge il  raggio divino, nell’abbraccio con l’anima  vibra, fiorisce, canta, si consuma. 

“Signora che stai distesa nei giardini, chi ti è amico sta attento alla tua voce: falla sentire a me”

Può esserci bellezza in politica?

Può esserci bellezza in politica?

Anche mentre dormiamo, il dolore che non riesce a dimenticare cade goccia a goccia sul nostro cuore fino a quando, pur nella nostra disperazione e persino contro la nostra volontà la saggezza prevale attraverso la grazia di Dio”
Questa citazione da Eschilo fu riportata a memoria da Robert F. Kennedy ai funerali di Martin L. King. Allora gli uomini politici avevano ancora una cultura classica.
Robert F. Kennedy fu ucciso il 6 giugno 1968. A distanza di 52 anni la sua eredità politica è quanto mai viva, perché laddove il pensiero politico si prende veramente cura della realtà umana, difendendola da ingiustizie e brutture e dandogli un ampio respiro creativo sul futuro, come nel suo discorso sul PIL del 18 marzo 1968,  là l’ideale politico può  incarnarsi e divenire riconoscibile, nella sua bellezza autentica, propria dello Spirito, e diffondere, senza confini, a moltitudini di coscienze.

Quel pensiero politico innovatore, interrotto dalla violenza, non ha più trovato mani capaci di metterlo umilmente a dimora nel solco fecondo della storia. Ora è decisivo farlo, perché il tema della qualità del PIL, dello sviluppo umano, è ineludibile.

La capacità di assicurare il futuro del pianeta e delle nuove generazioni, la sopravvivenza delle specie vegetali e animali, dipende, alla fine, dall’intensità dei valori che permeano le nostre coscienze. Da esse occorre ripartire per assumere degnamente responsabilità di governo, sapendo che sbagliare costa sofferenza, soprattutto ai più deboli.

Un pensiero chiaro non fa rumore sorge spontaneamente…

Un pensiero chiaro non fa rumore, sorge spontaneamente dal profondo, come da una zampillante sorgente.

Come un ponte sottile sull’abisso del caos si…

Come un ponte sottile sull’abisso del caos, si dispiega l’ordine delicato della vita, animato da un riflesso di D-o. Riluce al passaggio leggero d’una sua infinitesima, indeterminabile particella, movens di quell’ordine implicito, dal quale esplica, irradiata sull’ignoto schermo del divenire, la realtà fisica.

La coscienza può essere considerata immersa nell’Eterno, raggiunta dall’istante che le viene incontro come un’onda. Essa é investita continuamente, attraversata e superata dal Tempo. Il punto d’incontro, l’adesso, é tra la coscienza (particella) d’essere umano e l’onda del tempo che l’attraversa. Cosicchè la particella é come un positrone, sballottato indietro dall’eternità. Emergono eventi sul filo dell’incontro, cotangenti ad esso. Urti, carezze, avvolgimenti, sussulti, grida, ispirazioni, innamoramenti, un fiorire di umane emozioni e sentimenti, al tocco dell’onda che ci investe, modella, sfinisce.

Nell’incontrare l’istante che viene, la coscienza, particella oscillante nel campo delle potenzialità (tra le diverse emozioni), nel mare degli eventi che giungono ad investirla, onda dopo onda, resta serena, chiara, stabile, libera dalla paura, a galleggiare nell’oceano della vita disegnando traiettorie felici, oppure va sott’acqua, soffre, s’oscura, si spegne.

La famosa formula di Einstein E = hf , caratterizza l’energia di un fotone (dipendente dalla velocità della luce e dalla sua frequenza). Si può, per analogia, immaginare che anche l’energia della coscienza: la forza che la tiene unificata, possa dipendere da una costante: l’humanitas, e dalla frequenza temporale: le oscillazioni più o meno ampie /tempo, intorno al raggio di luce coerente della coscienza .

Come un chiodo é la coscienza di un uomo. Indispensabile a combattere la buona battaglia, come a tenere fissa in terra la tenda del cosmo.

Cosa é bene per l’uomo?

Cosa é bene per l’uomo?

Se si strappa all’uomo la promessa della Vita, quella vigorosa promessa di esserci autenticamente, in libertà, dinanzi al mistero della vita, che rimane? Niente altro che un dimenticare, giorno per giorno, il proprio nome, dietro una peste nera che porta ad identificarci con un sacco di pelle a nove buchi, dimenticandoci, per l’appunto,  che siamo qui con il fine di seppellirlo quel sacco, sotto una coltre di buona e fertile terra, per farci radice e germoglio di nuova vita.

Sono – afferma Seneca – le necessità alle quali siamo vincolati a determinare ciò che siamo.
Se viene meno la necessità spirituale, il desiderio di conoscere Dio, che resta?
“Non sarebbe valsa la pena di nascere. Che motivo c’era, infatti, perchè mi rallegrassi di essere stato posto nel novero dei viventi? Per rimpinzare questo corpo cagionevole e languido … per passare la vita al servizio di un malato? Per aver paura della morte, per la quale soltanto nasciamo? Togli questo bene inestimabile, e la vita non vale il sudore e l’affanno che mi costa” (Lettere a Lucilio,Libro I , I fuochi celesti).

Quel bene comune, al quale sembriamo disposti a sacrificare le libertà dei singoli, é anche bene per l’uomo? Cosa é bene per l’uomo?
C’è un bene fisico e un bene morale – direbbe Kant – e “il modo di pensare l’unificazione tra il benessere e la virtù nelle relazioni con altri é l’umanità” e ancora “il fine del tutto contenga in sé le condizioni dei fini delle parti”. Solo dalla cooperazione tra individui con pari diritti e dignità può venire la soluzione all’infelicità dell’uomo. E le malattie sono solo una parte del tema della sofferenza umana. Non sarà la sola ragione a rendere sicure le nostre vite.
Un equilibrio ottimale basato su un gioco a vincere – non cooperativo (l’equilibrio di Nash) , sconta il limite per il quale, pur cercando di evitare il peggio, e fare il meglio per sé e per gli altri, si resta ancorati al dualismo del vincere o perdere, piuttosto che della condivisione del bene.
E’ tutta qui la radice inestirpata delle guerre, della segregazione, dell’ingiustizia sociale, del dominio sulle creature. La volontà di dominio.

A cosa ispirarsi invece? Alla semplice logica del rispetto reciproco, della gentilezza, direbbe il Dalai Lama, dell’amore, acconsentirebbe infine lo stesso Nash.
Incamminarsi verso questo tipo di orizzonte é impossibile con le misure dettate dalla paura di morire, richiede invece il prendersi cura interamente dell’altro, rispettandone l’integrità, la dignità, la libertà, i suoi fondamentali diritti.
Non c’è Vita per chi teme di perderla. E una società terrorizzata da malattie e morte, può essere solamente fuggita, abbandonata al suo destino. Bisognerà scegliere da quale parte stare.

Se può consolare, il Salmo 37 chiude con il versetto 37 in questo modo:
“Osserva l’uomo integro
e guarda l’uomo retto:
sì, c’è futuro per l’uomo di pace”.

Ricerca

La ricerca artistica, scientifica e poetica, per dare frutti, necessita di una mente aperta, capace di esplorare e cogliere la realtà, nella sua più nascosta complessità, al fine di darne una rappresentazione, autenticamente (validamente) originale, in grado di resistere nel tempo alle prove di falsificabilità.

Dalla qual cosa si ricava che la qualità dei frutti, in tutti e tre i campi, discende comunque dalla qualità dell’autore e dei criteri utilizzati.

In un giorno festoso di fine inverno ricordo…

In un giorno festoso di fine inverno, ricordo strofinavamo sulla pietra dura la mandorla racchiusa nel suo guscio, fino a consumarla nel centro panciuto (omphalos), da entrambi i lati. Dopo averne estratto il seme amaro, il guscio divieniva un fischietto da tenere tra le labbra e i denti, per noi bambini festosi.

Trapassato, da parte a parte, il piccolo strumento risuona del suo vuoto, intorno al respiro che l’attraversa, in entrambe le direzioni. Solo il pensarci mi rinnova ricordi e promesse, ogni volta dimenticate, riguardo al tempo che resta.

Mi ha colpito, a fine estate, vedere i mandorli spogli, con i loro frutti appesi, come dolori antichi.

Come immaginare un’altra primavera?

La coscienza e gli Argonauti della noosfera

“La coscienza collega il nostro io con le esperienze degli eventi e ci consente di comprendere la nostra esistenza come entità pensante, rendendoci responsabili delle nostre azioni” – scrive Rita Levi-Montalcini (2004), intendendo per coscienza uno “stato di consapevolezza della nostra esistenza come entità individuale”.

Se questa è la funzione che RL-M attribuisce alla coscienza, resta da conoscere dove tale funzione si svolge. RL-M insiste sul fare riferimento al lobo limbico e alle strutture sottocorticali e diencefaliche del cervello (il circuito di Papez) quali “strutture deputate all’elaborazione ed estrinsecazione dell’emozione, e cioè di uno stato affettivo che esplica un ruolo di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell’individuo e della specie”.  Il sistema limbico, per questa funzione, é visto dunque come una sorta di apparato rice-trasmittente, per la coscienza,  del flusso continuo di dati emergenti  dagli stati emozionali.

Ecco, io ritengo che la funzione della coscienza individuale sia sempre orientata alla sopravvivenza della specie. Ed in questa funzione le emozioni esercitano un ruolo guida. Orbene, le emozioni si manifestano in modo universale nelle diverse specie, uniformemente ripetitive nella singola specie e talvolta nella comunità di appartenenza, ma hanno un risvolto di unicità nell’individuo, a motivo del come (dell’abitudine alla quale) la coscienza ha avuto modo di conformarsi nel suo costante interagire nel tempo.

Perché ciò accade? Perché la funzione della coscienza è di operare, in continuità, per l’unificazione dell’esserci (spazio-temporalmente), del conoscere e dell’ agire, secondo criteri umanamente riconoscibili di bellezza, verità e giustizia, in armonia con la libertà di scelta e l’autenticità di espressione. Cose queste ultime che risultano connesse, per l’appunto, con l’unicità dell’individuo, che di per sé può essere coraggioso o pavido, ma resta sempre un essere umano, degno di vivere libero, perché tale è stato creato.

Riguardo al ruolo delle emozioni RL-M ci ricorda che esse “sono armoniosamente coordinate sia quando si esplicano nell’attacco all’oggetto che ha provocato la reazione emotiva, sia quando si traducono nella fuga” (il famoso fight or fight di W.B. Cannon).

La forma di combattimento tuttavia, a parer mio, può essere anche nonviolenta, o persino ridursi ad una forma di semplice espressione vitale. In tal caso il semplice restare, insistere, perseverare in una posizione dettata da una buona coscienza, costituisce una necessità spirituale, un atto che indica un restare umani, piuttosto che una forma di resistenza attiva o passiva ad un’autorità, di questi tempi perseguibile da una legge disumana, non in grado di riconoscere il diritto alla cura delle necessità spirituali, al soddisfacimento delle quali, insisto, la coscienza si orienta nell’indicare la rotta più giusta per la sopravvivenza della specie, in accordo con il restante della Creazione.

Non è sempre stato questo il fine di ogni spedizione verso l’ignoto degli Argonauti d’ogni tempo?

Non è questo il “vello d’oro” capace di scrutare l’orizzonte e riportarci a casa?

Non è questo il compito attuale degli Argonauti della noosfera?

La bussola dell’esistenza non è forse la coscienza?

Infinito spazio racchiuso in un grano di tempo…

Infinito spazio racchiuso in un grano di tempo: questo è la Vita.

Cos’è la Vita di un uomo, se te ne curi?

Spaziotempo animato, intercorrente tra la singolarità della nascita e la singolarità della morte.

Per meglio dire: “Lo spaziotempo animato che chiamiamo Vita, che intercorre tra la singolarità della nascita e la singolarità della morte, equivale all’ Infinito racchiuso in un’infinitesima particella di tempo.”

Chi fa questo?

Egocentrato. Aggrappato all’Ego. Prigioniero dell’ego. Chi è  prigioniero dell’ego? Me stesso? Chi? Se mi metto alla sua ricerca, cosa trovo? Muscoli, ossa, organi, cellule, sensazioni,  emozioni, pensieri, sentimenti. In uno spazio energetico in evoluzione costante. Delimitato. In continuo scambio multidimensionale (materiale, energetico, immateriale). Cos’altro? C’è un dentro e un fuori. Me ne accorgo? Un sentire e volere. Un fermarsi ed andare. Conoscere ed agire. Chi fa questo?

Se provo a considerare “me stesso” una confederazione (unificazione) di “sé” (e di celule) in connessione spazio-temporale, posso aspirare a ricercare un’armonia interiore e dell’interno con l’esterno. Così che un dialogo conoscitivo si avvia, muove verso l’ignoto, rilassato e attento.

La conoscenza si lascia meglio avvicinare da una mente che si mantiene aperta, disponibile ad ascoltare (con un cuore giovane) senza desiderio di trattenere per sé solo. Il premio è la meraviglia. Lo stupore del dono. La gratitudine.

“Cosa è possibile conoscere?” – s’interrogava Kant – “Cosa è doveroso fare. Cosa è lecito sperare?” Il limite della conoscenza è inconoscibile. È doveroso fare il bene ed evitare di fare il male. E’ lecito godere della meraviglia

Al dunque affrettati presto la vita svanisce e…

Al dunque, affrettati, presto la vita svanisce e il tempo che resta è quello che manca al nuovo risveglio.

Nulla si perde, niente è per sempre.

Espansione dell’universo fisico materiale e spirituale Buona primavera…

Espansione dell’universo fisico, materiale e spirituale.

Buona primavera e buona Vita ad ogni essere vivente.

Non ci è richiesto altro che essere ciò…

Non ci è richiesto altro che essere ciò che siamo. La ricerca della perfezione è una forma di attaccamento compulsivo all’ io/mio. Ma il meglio non è quasi mai nemico del bene.

Infiniti i modi che il buon Dio trova per insegnarci ed educarci alla sapienza. Un’opera d’arte, un volto, una corsa, un campanello, un tuono, uno squillo di telefono, un incontro improvviso, all’ora giusta.

È pura meraviglia rendersi conto di come sono…

È pura meraviglia rendersi conto di come sono le cose. Impermanente danza il creato nelle sue continue trasformazioni. (In esso e) con esso ci accompagniamo. Osserviamo. Gioiamo. Soffriamo. Capelli d’argento si infilano tra quelli corvini. E scorrono i giorni, mutano le stagioni. Crescono i figli. Cambiano i costumi. Nuovi conflitti si preparano all’orizzonte.

Verso dalla teiera una tazza di te’ verde, ancora caldo. Assaporo lentamente, interamente. Nell’ultimo sole dicembrino svolgo il mio esercizio. Cogliere l’attimo, così com’è. Sono molteplici i sapori che accosto alle labbra. Tanti quanti ne contiene la vita.

Nuovo rinascimento

Il Maestro si fa allievo d’ogni occasione, d’ogni essere che la Vita gli porta dinanzi.

A una fede incrollabile é ancorata l’anima mia invincibile.

Che sta succedendo? Respiro lieve, umile e assorto, che altro?

IMMAGINAZIONE Il nostro impegno é riservato a mettere…

IMMAGINAZIONE

Il nostro impegno é riservato a mettere cura in quel che facciamo, nel sentirci parte dell’insieme al quale apparteniamo. Ammettiamo, ancora una volta, che ogni essere vivente sia spaziotempo animato. La quantità di spaziotempo percepibile risulterà variabile, al singolo osservatore, in ragione della sua stessa condizione . Essa emergerà in modalità percettiva differente. Da dove ? E come? Nell’osservatore stesso, che é, nello stesso tempo, spaziotempo osservato. Il come egli ordina e comprende lo spaziotempo di cui dispone é peculiare della sua struttura mentale e delle precipue relazioni che tale struttura intrattiene nella multidimensionalità dell’universo, nelle relazioni che si determinano. C’é dunque modo di ampliare tale spazio (vitale) fino a comprendere le interazioni diffuse, l’appartenenza verticale e orizzontale (radice e germoglio) , la danza alla quale partecipa? Lo spaziotempo animato che ci definisce é in realtà mutevole, impermanente, suscettibile di espandersi e contrarsi, a motivo del grado di consapevolezza che é proprio dell’osservatore. Tale consapevolezza di sé ha un impatto sulla realtà esterna? La modifica? Evidentemente sì, non fosse altro che per le interazioni che ne conseguono necessariamente, istante dopo istante. A cosa apparteniamo? Cosa ci muove? Ha una finalità l’espansione della coscienza (di sé, del mondo) ? Laddove lo spaziotempo si dilata la percezione del vivere si espande su una molteplicità di dimensioni, a entropia variabile, caratterizzate da molteplicità di senso e possibilità di scelta. Si manifestano campi di forza che producono ordine naturale, di cui si fa parte, per attrazione, gravità, inerzia, repulsione. Dove nasce l’ordine? Esso é pre-esistente al nostro vivere. Da esso origina la vita, in quanto libertà di essere forma (unita o disgiunta) intelligente, sensibile, senziente. Capacità di scegliere, di aderire o meno, ritornare o fuggire. A cosa ritornare? Dove fuggire? Dove si raccoglie l’ordinaria mente unificata? Quale possibilità d’agire, cosa rimane? Quale forma di dialogo mentale sopravvive? L’immaginazione. Ma provando a rinunciare ad ogni immagine. Facendo a meno dell’albero e della fonte, della chiave e del tempo, della vacuità e del silenzio, di spazio e tempo, cosa rimane? Immaginazione.
Sempre sorgono nuove “idee”, in connessione ad altri mondi sovrasensibili. Una mente naturale (che sta spontaneamente con quel che c’è) , rilassata (aperta a ciò che si presenta) e consapevole ( che discerne e sceglie) accede al possibile divenire come in una danza, aderendo ai suoni del reticolo universale, armonicamente.
Puoi immaginarlo? Niente più spazio né tempo.

Reattività

Reattività

La mente reagisce, inconsapevolmente, a qualcosa che la ferisce, o l’opprime, o la minaccia, o semplicemente che è tale da provocare un moto di disagio, di orgoglio, un atto di comparazione.
La reattività si manifesta secondo modalità conosciute e ripetitive, al fine di proteggere l’ego, la sua immagine o proiezione spazio-temporale.
L’interazione, con un soggetto esterno o con le proprie formazioni mentali, viene a caratterizzarsi da una forte rigidità nella gestione del confine, da un timore di invasione e/o sottomissione. In ogni caso, rapidamente, l’organismo si arma in difesa dello spazio psico-fisico e reagisce, cellularmente, emozionalmente, con voce e gesti, pronto alla battaglia. La minaccia alla propria integrità è per lo più figurata, simbolica, immaginaria, irreale, eppure sufficiente a scatenare una reazione psico-fisica, che va al di là dell’utile e del necessario. La reattività si avvale di una riduzione della capacità di autocontrollo (di misura della risposta), dal momento che il flusso di dati sensoriali, percettivi ed emozionali, non risulta adeguatamente processato in tempo reale, oppure è distorto sulla base di inquinanti mentali, quali avversione, attaccamento e confusione. Il risultato è un agire, in termini di pensiero, parola ed opera, in modo non ragionato, in preda ad un sentire alterato ed egocentrato, chiuso alle ragioni dell’altro ed in contrasto con il proprio bene. La reazione monta e si esprime fin tanto che è energeticamente sostenuta dall’emozione e da un pensiero ricorsivo, che fatica a sottoporsi a critica e a dissolvere.
Nel momento in cui l’emozione o il sentimento, che ne è all’origine, viene vista (dalla mente consapevole), essa svanisce.

ESSERCI L’essere conoscere ed agire con intenzione di…

ESSERCI

L’essere, conoscere ed agire, con intenzione di bene, costituisce di per sè un valore?
Il semplice pormi nella condizione di osservatore di quei fenomeni, che accadono sulla scena in cui sono dinamicamente presente, già libera la mente dalla prigione dell’Ego, da quelle forme di attaccamento ed avversione, derivanti dalla paura di non esserci per davvero.
Capita che ci aggrappiamo alle cose, alle opinioni, ai desideri, per sentirci vivi, mentre l’esserci comincia propriamente con il liberarci da ogni aspettativa, pregiudizio e reattività. Comincia con l’apertura del cuore e della mente. E quando finalmente scegliamo, in libertà ed equanimità, sulla base attrattiva di un sentire etico e (della bellezza) mistico. sentiamo nascere e crescere quella fiducia, che ci fa più vicini al mistero della nostra vita e ci porta a ritrovare quel ritmo vitale, profondo e universale, che tutto sostiene, e fa sì che possiamo prenderci cura di noi stessi e degli altri, compiutamente, senza paura, intenzionati a riconoscerci.

VACUITA’ Ogni forma vivente rispetta la costante d’ordine…

VACUITA’

Ogni forma vivente rispetta la costante d’ordine del suo essere e divenire.
Infinite fioriture della stessa natura. Entrare in connessione con la Natura di tale natura.
Al di là di ogni concettualizzazione, in virtù di quella fede/fiducia che rende possibile l’annodarsi al vivente universale, nel suono primordiale del silenzio, nelle profondità ancestrali dell’umano,
quali brevi increspature (o grani) di tempo, aspiriamo all’Eterno .
La vita sembra emergere da un ” vuoto germogliatore”, per impulso di un tocco di luce (trascorsa) .
Si materializza come un fiorire di spazi animati, sospinta da un misterioso estro creativo, nelle orme dell’Assente. Germoglia il vuoto e tutto il tempo si srotola in cieli sconosciuti, ripiega in resti di conchiglie, memorie di un Dio sepolto nelle pieghe dense della gravità.
Così, dalle forme, via via verso un ordine che si fa vita, e cresce, fiorisce e matura, e non disdegna di morire, di ritornare all’origine. Alla stessa maniera l’umano fa spazio al divino, ritirandosi dall’ego.
La vacuità ne è la risultante presenza germogliatrice. A tal proposito mi sovviene Giovanni della Croce
” Si fa nell’anima quel grande vuoto, che permette al desiderio di servire Dio, di germogliare ed espandersi”. Si tratta di un metodo che attiene ad una mente evolutiva e poggia sulla capacità di una continua, profonda e franca interazione con ogni forma vivente. Dialogando in Se’ e con quanto ci si propone dinanzi, passo dopo passo. Oltre il cerchio della paura, esplorando. Paura e sofferenza ci trattengono dall’essere strumento di una positiva trasformazione spirituale. La liberazione dalla sofferenza e dalla paura può far emergere al contrario nuove qualità umane, alle quali affidarsi sul cammino del ritorno.
C’è forse un principio ordinatore in noi? E si manifesta forse in un disegno morale trascendente? In cosa effettivamente consiste il legame di una mente emergente (dall’oscurità) e del suo umano, radicato sentimento di bene, al divenire del campo energetico-spirituale che ci sostiene? Sinergia per cosa?

IL PRESENTE UNA PORTA SULLA VITA C’é nell’aria…

IL PRESENTE: UNA PORTA SULLA VITA.

C’é nell’aria già odore di mimosa o è solo nel mio ricordo, che torna?
Lo spazio immaginativo si riempie di un giallo intenso. Che sta succedendo?
Se il presente è un varco sulla vita, l’immaginazione è un veicolo per muoversi attraverso di esso.
Dinanzi ad ogni istante che viene sta la possibilità di farsi trovare in fiduciosa presenza, con mente naturale, rilassata e consapevole. Sta la possibilità di operare una scelta, di aprire la Porta (senza porta) che conduce su un nuovo percorso interrelato con la storia della nostra specie. E forse non solo.
Sta la possibilità di percepire un senso più pieno dell’esistere, impregnato dell’attenzione dei poeti.
Il presente é una porta sulla Vita. Il più delle volte resta chiusa, talvolta la fiducia,oppure la forza dell’istinto, fa sì che si apra, pemettendoci di assaporare la meraviglia di un universo multidimensionale,
dove le nostre azioni sono semplici punti di un disegno che non ci è dato conoscere, ma della natura vivente del quale siamo parte, nel bene e nel male. La storia dell’umanità si tesse sulle trame delicate dello spirito, che essa custodisce, come una profonda sorgente d’acqua pura.
Occorre ricordarsi, ogni tanto, di bere.

Il silenzio è talvolta abitato da un sentimento…

Il silenzio è talvolta abitato da un sentimento di speranza abbandonata a se stessa, che risuona, solitario frammento, nei deserti spazi dell’esistere, disseppellendo via via ricordi, volti, inusitati profumi.

sulla coscienza

La coscienza  può essere definita come “un flusso di dati di sintesi” riferibile a miliardi di input che l’organismo acquisisce ed elabora nel corso del tempo, in relazione alle molteplici variazioni delle funzioni vitali  che interessano  l’ambiente interiore ed esteriore, psichico e fisico,  dell’individuo. Tali dati, che affluiscono in continuum, sono elaborati e condotti a sintesi (nel tronco encefalico?) dopo integrazione con le funzioni corticali cognitive ed immaginative, proiettate sullo schermo della mente e quindi memorizzate. E’ possibile una coscienza artificiale? Se la coscienza fosse unicamente una modalità di trattamento di dati materiali e immateriali (una sorta di sistema operativo), dalla quale emerga come esito una mappa cangiante del complesso stato di esistenza in vita individuale, al netto delle interrelazioni con il restante universo vivente, si potrebbe essere tentati dal rispondere si, potrebbe essere. Ma quali sono le basi ontologiche della coscienza umana? Come conoscerle e riprodurle? Non basta, temo, l’intero corredo di sensazioni, emozioni, percezioni e sentimenti per produrre una coscienza umana.Il risultato non potrebbe che essere un sottoprodotto scadente, una copia opaca e smorta, in quanto priva dell’imprinting “misterico” che non si presta a disvelamento. Preferisco raffigurami la coscienza come una bussola in grado di indicare la rotta verso la sopravvivenza propria e della specie, che muove verso l’istante che viene un soggetto fiducioso e ben motivato. E così facendo, muove un insieme di mondi intorno a sé.

La realtà umana può anche essere definita una…

La realtà umana può anche essere definita una multi-dimensionale, complessa, evolutiva forma di spaziotempo animato; una breve, emergente danza di molecole senzienti sfuggite alle calde mani del vasaio.

in ordine va sul ponte di fotoni tra…

in ordine va
sul ponte di fotoni
tra zero ed uno

SPAZI ANIMATI IN CONTINUO DIVENIRE In cosa la…

SPAZI ANIMATI IN CONTINUO DIVENIRE
In cosa la salute dei pesci, dei cavalli e degli umani differisce? Come non mai la complessa natura del vivente si mostra oggi allo sguardo della scienza. Tradizione e innovazione si ritrovano a dialogare sullo stesso piano. Si parlano con codici finalmente comprensibili, si sostengono nel comune sforzo di dare senso a quella montagna di informazione che quotidianamente si raccoglie, di fiore in fiore, negli alveari della scienza. Come un’ape mi muove il piacere di assaporare l’inebriante dolcezza della moltitudine di molecole (informative) che diffondono nell’ambiente culturale del nostro tempo. Misterioso come ogni altro tempo. Così vado raccogliendo gli sparsi frammenti di questo dialogo ininterrotto per farne coerenti strumenti di consapevolezza. Ho ben presente che questi miei sforzi sono poca cosa dinanzi alla complessità della materia, eppure trovo ineludibile l’impegno a portare il mio granello di idee nel mandala universale. Nei molti anni di studio, meditazione e pratica ho maturato la convinzione che occorra liberamente ricercare le parole più adeguate a descrivere rigorosamente “salute e malattia”, senza scorciatoie deterministiche. Una epistemologia della complessità ha bisogno di uno sguardo limpido, capace di vedere insieme le cellule e il disegno che le sostiene. Spazi animati in continuo divenire. Sapremo esserlo coscientemente?

raccoglie gocce di profumata ambrosia l’umile vaso

raccoglie gocce
di profumata ambrosia
l’umile vaso

Thumos La deliberazione all’azione è il risultato di…

Thumos.
La deliberazione all’azione è il risultato di un movimento interiore che unifica (anima) mente e corpo e ne richiede una coerente espressione. E’ nel respiro d’ogni cellula che questa consapevolezza si produce. senza attrito di pensiero, emerge, si manifesta. In questo risiede il coraggio, nel non dover fare a meno di essere se stessi. Thumos è la radice viva della coscienza, che il cuore circonda.

La definizione che più corrisponde all’atto di meditare…

La definizione che più corrisponde all’atto di meditare trovo sia il “semplice ascolto di ciò che c’è”. Un ascolto non giudicante, aperto, accogliente, rivolto alla realtà esteriore ed interiore. Gli organi sensoriali da un lato e la coscienza dall’altro raccolgono elementi di conoscenza nitidamente, separando un suono da un altro, codificando mappe spaziali, elencando scansioni corporee, emozioni, pensieri, sentimenti, nel loro continuo divenire. Il risveglio della coscienza sul “limes” interiore/esteriore rende possibile l’intenzionale (raccolta) espressione di senso, l’assunzione di un ritmo attinente ad un campo vitale interdipendente (unificato?). Che relazione intercorre tra l’oscillare luminoso delle foglie primaverili di melograno e l’emozione che coglie il mio vedere? Ciò che si produce in me, il sentimento che porta il mio volto all’incontro con la bellezza del melograno ha in sè una risonanza trascendente? Quale eco produce l’incontro degli esseri viventi? Il semplice ascolto meditativo dà forma al grano di tempo che ci attraversa. Intorno fiorisce la bellezza, di continuo muore la bellezza. Nel campo del divenire nulla resta immutato.
Apparteniamo al dominio dell’impermanenza in ogni fibra di carne. Non c’è pensiero che resiste all’oblio, voce che non si scioglie nello spazio. Mentre inspiro ed espiro, chi sono?

lo spazio divino contiene il sogno umano

lo spazio (divino) contiene il sogno (umano)

Vado convincendomi della possibilità che ogni corpo sia…

Vado convincendomi della possibilità che ogni corpo sia provvisto di una “forza di attrazione” sullo spaziotempo in cui è immerso. Può essere tale da modificarne lo stato e l’evoluzione? E’ possibile affermare che non c’è nulla di ininfluente nella “realtà”? Sia per quanto attiene al livello materiale che a quello immateriale? Sia per le forze note che per quelle sconosciute? Ogni variazione della forma, la sua semplice espressione, non condiziona, forse in termini di risposta attrattiva, avversiva e neutra, lo spaziotempo? E’ questo un evento istantaneamente interrelato? Può un concetto di “interdipendenza gravitazionale” permettere d’immaginare una “realtà” in continua trasformazione per opera del “vivente”, nel sostegno della trama spaziotemporale? E la misteriosa trama, ci ama?

Negli ultimi giorni mi &egrave capitato di vedere…

Negli ultimi giorni mi è capitato di vedere "L’uomo che verrà" e di leggere "La variante di Luneburg" : due opere ben fatte che mettono a fuoco la ineluttabilità della sofferenza umana, un cerchio al quale non è dato fuggire, se non sul piano della speranza. Ma la natura ha in serbo sempre un’altra primavera, così l’umanità. Ogni volta è lecito ricercare  un nuovo inizio. Posso scegliere, ora, di non causare sofferenza, di lasciar andare la sofferenza, di imparare dalla sofferenza. Impariamo ogni volta che torniamo attenti, aperti, dialoganti. Ogni volta che sospendiamo il giudizio facciamo un passo che ci avvicina alla nostra umanità, imperfetta e colma di meraviglia. Cosa temiamo? Aprire lo sguardo al dolore, nostro e  del mondo, è necessario per riconoscerci, per essere insieme, per scegliere di fare ciò che responsabilmente è bene fare. Alle strette, mi riprometto continuamente di esserci, di spalancare la prigione dell’io e respirare come un faggio ben radicato. Si può imprigionare lo spirito? Può alcun orizzonte contenerlo?

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è l’umiltà l’oro dell’uomo, il varco per la luce.

E’ l’uomo una terra giardino un campo universale…

E’ l’uomo una terra-giardino, un campo universale, vitale, unificato.

Il nostro libro &egrave ogni giorno aperto su…

Il nostro libro è ogni giorno aperto su una nuova pagina vivente.

Passare dal piano del sensibile a quello dell’intellegibile…

Passare dal piano del sensibile a quello dell’intellegibile ed infine all’immaginabile.

In medicina  i tre piani possono essere identificati con la materia organica (biochimica),   la psiche e lo  spirituale (o misterico), intendendo con quest’ultimo quel riflesso divino che anima ogni vita, l’impreziosisce d’infinita bellezza e la sostiene nell’ora dell’angoscia e del dolore. Ogni forma, mescolanza di materia e immagine è transitoria, ma la matrice d’ogni forma lo è?  Ed è mutevole? Come percepire dall’interno il cambiamento? Potesse essere  l’uomo oggetto d’infinita esplorazione da parte di Dio, e continua perfezione e oggetto d’amore: una realtà mescolata all’altra, sottilmente tenuta ‘punto a punto’  in una continua esplorazione reciproca. Che paradiso sarebbe il vivere.

tra valli e monti sognando citt&agrave nuove sulle…

tra valli e monti
sognando città nuove
sulle colline.

Occorre mettere a dimora nuove idee in primo…

Occorre mettere a dimora nuove idee, in primo luogo sulle questioni ambientali ed energetiche, quindi sul rispetto dei diritti e doveri dell’uomo, poi sul consumo responsabile delle risorse non rinnovabili. La nostra generazione ha urgenza di adoperarsi affinchè il pianeta che lasceremo ai nostri figli non sia irreversibilmente inquinato, malato, stanco del genere umano. In particolare sarebbe bene che i nostri rifiuti fossero il più possibile naturali, o almeno biodegradabili in tempi eco-compatibili. Osservo le belle cime degli Appennini e mi chiedo: che sarà di loro tra qualche millennio? Che sarà degli argentei pioppi, delle robustose querce? Avremo ancora, a portata d’uomo, le antiche conoscenze che ci hanno permesso di svilupparci fin qui? Saremo in grado di aiutare il pianeta a sopravvivere? Tutto è possibile. Dipende da noi  e da come i nostri figli continueranno l’opera. 

La mente pensa dialogando e riflettendo in ogni…

La mente pensa, dialogando e riflettendo in ogni direzione, aprendo di volta in volta spazi più vasti e luminosi, che invitano ad essere, conoscere ed operare con lucidità, attenzione e amorosi sensi, in modo integro e stabile, e tuttavia sempre aperto e mutevole all’istante che viene, alla domanda che ritorna: che sta succedendo? Il metodo consiste  nell’accostarsi ad un evento, sensazione, percezione, pensiero, immagine, sistema, con quella vuota limpidezza, priva di giudizio, che fa della mente un aratro che si inoltra nel campo novello. Sempre il risultato è un solco fecondo, dove seminare  nuove idee, da coltivare con delicata passione.

Il temuto spazio vuoto

Dispersione dell’identità, perdita dell’esame di realtà, incapacità a tollerare l’angoscia e mancanza di controllo delle proprie azioni e del proprio linguaggio: tale (dis)organizzazione psichica (psicosi) trova ragione nel bisogno di combattere con tutti i mezzi  la paura del “vuoto” e della “morte”.  Il soggetto creativo, di fronte all’esperienza dello  spazio vuoto che trova in sè, come nell’universo, agisce invece   liberando la mente da inutili giudizi (ed echi distorcenti) e concentrandosi su un punto di orientamento ben chiaro e distante da Sé, al fine di tracciare la rotta e continuare l’esplorazione di sè e del mondo, godendo della bellezza del creato. Afferma J. Welwood (1991) “il temuto spazio vuoto è un vuoto fertile, germogliatore. Esplorarlo è una svolta decisiva verso il cambiamento terapeutico”.  Ora, l’esplorazione dello “spazio vuoto” è tema affascinante, complesso e da maneggiare con cautela, come ben sanno gli orientali. Il rischio più grande è quello di precipitarci dentro,  l’opportunità più favorevole è invece quella d’incamminarsi per la  “via rupta” ,  per il “sentiero aperto”, da dove  diviene possibile indovinare orizzonti, osservare i girasoli, ascoltare i canti e le grida e la gioiosa campana.