Chalal

L’impegno, istante dopo istante, è a divenir pagina bianca, nell’ascolto che si fa dialogo, incontro, sussurro, attonito silenzio, vuota meraviglia. Tua creatura.

Oltre il dubbio.

In cosa differisce l’ordine vitale di un corpo umano da quello di una rosa? L’impressione che il loro spaziotempo animato lascia nell’universo, per bellezza, profumo, sentimento, da cosa dipende? Da quali innate qualità? C’é corrispondenza tra il divenire delle forme di vita terrestri ed i movimenti dello spirito, tanto misteriosi quanto insondabili? C’è somiglianza tra la realtà della specie umana attuale e la creatura originaria impastata d’acqua e terra e insufflata di spirito vivente della Genesi?

L’albero della vita (della specie umana) radica e germoglia, nel pianeta, adattandosi e modificando l’ambiente che abita. Con quale scopo? Quale può essere considerato il suo compimento? Che prospettiva ha di raggiungerlo? In che modo, su quale via?

Forse interrogarsi sulle potenzialità dei singoli può aiutare ad intravedere una possibilità di natura più universale (di specie)? Un pensiero del genere è esposto con naturalezza all’azione del dubbio, che ha di per sè il potere di scindere, separare elemento da elemento. Il pensiero religioso tende a porre l’accento sulla responsabilità dell’individuo e sulla misericordia divina, nella certezza di una possibile relazione tra le due realtà. Il dubbio che non trova soluzione, porta invece a mettere in discussione la relazione misteriosa dell’umano con il divino, impedendo di fatto la connessione con la sorgente profonda della vita e rendendo così vana l’esistenza. E’ un aspetto di ciò che va sotto le spoglie del libero arbitrio, e che rende possibile rifiutare persino il paradiso in terra.

Mentre nella semplicità di un cuore puro si custodisce la possibilità dell’umano di divenire se stesso, di rendere compiuto il senso del proprio nome. Un semplice sguardo puro sulla realtà misteriosa che ci anima è in grado di liberare dalla paura, di stare con quel che c’è e di farvi affidamento. Cos’è puro dunque? Tutto ciò che non inganna, che permette di accostarci al mistero senza aspettativa di possesso, che ci dispone ad agire con integrità, secondo coscienza, in contemplazione delle manifestazioni dello spirito nella propria esistenza.

Ora, un cambiamento della nostra relazione con il dubbio, può aiutare a far sì che, pur esercitato, esso non sia più in grado di intaccare le relazioni del nostro nucleo profondo con la Vita, bensì di permetterci di interrogarci sulla distanza dalla sorgente di vita nella quale ci troviamo ad essere, ben sapendo che c’è una sapienza innata in noi, che cerca di essere ascoltata, goccia a goccia nell’attonito silenzio dell’anima.

Il dubbio può venire in nostro soccorso per meglio divenire consapevoli delle trasformazioni in corso e dei passi da compiere sulla via del ritorno.

La natura divina è impressa nel nostro cuore di carne. Un segno indelebile, una ferita d’amore che rende possibile il rispondere ad un richiamo trascendente, che ci fa tremare nel riconoscere l’impronta dei Passi, che difende a spada tratta la germogliante dimora della vita. Qui, nel contemplativo timor di D-o, è il principio della sapienza. Vuota e senza forma è la mente che accoglie il seme della parola, che dall’attonito silenzio origina, come acqua che sorge, viva, dalla roccia profonda.

E si sta in pace, con la gioia di essere nel giorno nuovamente vivo, per un giorno, insieme con la rosa.

Come un ponte sottile sull’abisso del caos si…

Come un ponte sottile sull’abisso del caos, si dispiega l’ordine delicato della vita, animato da un riflesso di D-o. Riluce al passaggio leggero d’una sua infinitesima, indeterminabile particella, movens di quell’ordine implicito, dal quale esplica, irradiata sull’ignoto schermo del divenire, la realtà fisica.

La coscienza può essere considerata immersa nell’Eterno, raggiunta dall’istante che le viene incontro come un’onda. Essa é investita continuamente, attraversata e superata dal Tempo. Il punto d’incontro, l’adesso, é tra la coscienza (particella) d’essere umano e l’onda del tempo che l’attraversa. Cosicchè la particella é come un positrone, sballottato indietro dall’eternità. Emergono eventi sul filo dell’incontro, cotangenti ad esso. Urti, carezze, avvolgimenti, sussulti, grida, ispirazioni, innamoramenti, un fiorire di umane emozioni e sentimenti, al tocco dell’onda che ci investe, modella, sfinisce.

Nell’incontrare l’istante che viene, la coscienza, particella oscillante nel campo delle potenzialità (tra le diverse emozioni), nel mare degli eventi che giungono ad investirla, onda dopo onda, resta serena, chiara, stabile, libera dalla paura, a galleggiare nell’oceano della vita disegnando traiettorie felici, oppure va sott’acqua, soffre, s’oscura, si spegne.

La famosa formula di Einstein E = hf , caratterizza l’energia di un fotone (dipendente dalla velocità della luce e dalla sua frequenza). Si può, per analogia, immaginare che anche l’energia della coscienza: la forza che la tiene unificata, possa dipendere da una costante: l’humanitas, e dalla frequenza temporale: le oscillazioni più o meno ampie /tempo, intorno al raggio di luce coerente della coscienza .

Come un chiodo é la coscienza di un uomo. Indispensabile a combattere la buona battaglia, come a tenere fissa in terra la tenda del cosmo.

Cosa é bene per l’uomo?

Cosa é bene per l’uomo?

Se si strappa all’uomo la promessa della Vita, quella vigorosa promessa di esserci autenticamente, in libertà, dinanzi al mistero della vita, che rimane? Niente altro che un dimenticare, giorno per giorno, il proprio nome, dietro una peste nera che porta ad identificarci con un sacco di pelle a nove buchi, dimenticandoci, per l’appunto,  che siamo qui con il fine di seppellirlo quel sacco, sotto una coltre di buona e fertile terra, per farci radice e germoglio di nuova vita.

Sono – afferma Seneca – le necessità alle quali siamo vincolati a determinare ciò che siamo.
Se viene meno la necessità spirituale, il desiderio di conoscere Dio, che resta?
“Non sarebbe valsa la pena di nascere. Che motivo c’era, infatti, perchè mi rallegrassi di essere stato posto nel novero dei viventi? Per rimpinzare questo corpo cagionevole e languido … per passare la vita al servizio di un malato? Per aver paura della morte, per la quale soltanto nasciamo? Togli questo bene inestimabile, e la vita non vale il sudore e l’affanno che mi costa” (Lettere a Lucilio,Libro I , I fuochi celesti).

Quel bene comune, al quale sembriamo disposti a sacrificare le libertà dei singoli, é anche bene per l’uomo? Cosa é bene per l’uomo?
C’è un bene fisico e un bene morale – direbbe Kant – e “il modo di pensare l’unificazione tra il benessere e la virtù nelle relazioni con altri é l’umanità” e ancora “il fine del tutto contenga in sé le condizioni dei fini delle parti”. Solo dalla cooperazione tra individui con pari diritti e dignità può venire la soluzione all’infelicità dell’uomo. E le malattie sono solo una parte del tema della sofferenza umana. Non sarà la sola ragione a rendere sicure le nostre vite.
Un equilibrio ottimale basato su un gioco a vincere – non cooperativo (l’equilibrio di Nash) , sconta il limite per il quale, pur cercando di evitare il peggio, e fare il meglio per sé e per gli altri, si resta ancorati al dualismo del vincere o perdere, piuttosto che della condivisione del bene.
E’ tutta qui la radice inestirpata delle guerre, della segregazione, dell’ingiustizia sociale, del dominio sulle creature. La volontà di dominio.

A cosa ispirarsi invece? Alla semplice logica del rispetto reciproco, della gentilezza, direbbe il Dalai Lama, dell’amore, acconsentirebbe infine lo stesso Nash.
Incamminarsi verso questo tipo di orizzonte é impossibile con le misure dettate dalla paura di morire, richiede invece il prendersi cura interamente dell’altro, rispettandone l’integrità, la dignità, la libertà, i suoi fondamentali diritti.
Non c’è Vita per chi teme di perderla. E una società terrorizzata da malattie e morte, può essere solamente fuggita, abbandonata al suo destino. Bisognerà scegliere da quale parte stare.

Se può consolare, il Salmo 37 chiude con il versetto 37 in questo modo:
“Osserva l’uomo integro
e guarda l’uomo retto:
sì, c’è futuro per l’uomo di pace”.

Nepsis Per Platone il cuore fu stabilito come…

Nepsis

Per Platone il cuore fu stabilito come posto di guardia. Ad esso fanno capo emozioni e passioni. Circondato da thymos ( calore innato – tummo per i Tibetani – ribollimento del guerriero) , esso é per me il tabernacolo della testimonianza, la dimora del divino, la sede dell’umana coscienza, dove discernere tra la presenza e l’assenza del bene.

Qui lo sguardo interiore vigila (benevolo e/o selvaggio) su quanto sta succedendo, dentro e fuori di noi. Qui sensazioni, emozioni, sentimenti e pensiero s’incontrano, si accordano o divaricano. Con riflessi che si ripercuotono all’esterno, a distanze non immaginabili.

“La pace interiore di un individuo può influenzare la società oltre misura” (B. Griffiths) .

Provare gratitudine é un sentimento di riconoscenza per un beneficio (ricevuto o non) che si manifesta come un dono, in un essere vivo e aperto. Una forma di Grazia che attiene al vedere da vicino, senza giudizio, all’entrare in risonanza sia con la bellezza del creato, sia con il dolore degli esseri senzienti. Può capitare di percepire così un cuore più spazioso, che risuona di bellezza e compassione, di silenziosa preghiera.

Come coltivare questa qualità? Ognuno ha il suo modo di esplorare. Per quanto riguarda me, ho una preferenza sul dare valore ad ogni elemento della realtà manifesta (e non), con cui, con attenzione, mi capita di entrare in contatto, provando ad accoglierlo così com’é e discernendo, con animo tranquillo e il più possibile privo di pregiudizio cognitivo, i modi dell’interazione interdipendente.

Cosa può aiutarmi a mantenere stabile questo atteggiamento di gratitudine? La coltivazione dell’attitudine all’ascolto profondo, che per quanto mi è dato di comprendere, passa sempre per un’umile, vigile e stabile presenza (nepsis) di uno spirito (coscienza) connesso e consapevole, in grado di vedere con chiarezza, da una dimensione meditativa profonda, l’insorgenza ed il radicarsi della sofferenza portata dalle forme di attaccamento, confusione e avversione, e nutrire, per quanto ci é possibile, una dimensione più saggia, armonica e compassionevole del vivente.

Luz

Meno d’un vuoto guscio di mandorla,
consumato con fede sulla pietra,
orlato e fischiante
tra i denti di un bambino.

Chi fa questo?

Egocentrato. Aggrappato all’Ego. Prigioniero dell’ego. Chi è  prigioniero dell’ego? Me stesso? Chi? Se mi metto alla sua ricerca, cosa trovo? Muscoli, ossa, organi, cellule, sensazioni,  emozioni, pensieri, sentimenti. In uno spazio energetico in evoluzione costante. Delimitato. In continuo scambio multidimensionale (materiale, energetico, immateriale). Cos’altro? C’è un dentro e un fuori. Me ne accorgo? Un sentire e volere. Un fermarsi ed andare. Conoscere ed agire. Chi fa questo?

Se provo a considerare “me stesso” una confederazione (unificazione) di “sé” (e di celule) in connessione spazio-temporale, posso aspirare a ricercare un’armonia interiore e dell’interno con l’esterno. Così che un dialogo conoscitivo si avvia, muove verso l’ignoto, rilassato e attento.

La conoscenza si lascia meglio avvicinare da una mente che si mantiene aperta, disponibile ad ascoltare (con un cuore giovane) senza desiderio di trattenere per sé solo. Il premio è la meraviglia. Lo stupore del dono. La gratitudine.

“Cosa è possibile conoscere?” – s’interrogava Kant – “Cosa è doveroso fare. Cosa è lecito sperare?” Il limite della conoscenza è inconoscibile. È doveroso fare il bene ed evitare di fare il male. E’ lecito godere della meraviglia

Al dunque affrettati presto la vita svanisce e…

Al dunque, affrettati, presto la vita svanisce e il tempo che resta è quello che manca al nuovo risveglio.

Nulla si perde, niente è per sempre.

d’ogni volere di coscienziosi giorni resta memoria

d’ogni volere
di coscienziosi giorni
resta memoria

Con gioia studio la natura dell’Olmo Chi sta…

Con gioia studio
la natura dell’Olmo.
Chi sta cantando?

Nel campo del divenire nulla resta immutato il…

Nel campo del divenire nulla resta immutato – il semplice ascolto meditativo da’ forma ad ogni grano di tempo  – intorno fiorisce la Bellezza, di continuo muore la bellezza.

Apparteniamo al domino dell’impermanenza in ogni fibra di carne, non c’è pensiero che resiste all’oblio, voce che non si scioglie nello spazio.

Mentre inspiro ed espiro, chi sono?

2.5.2010

danzare tra rovine e germogli La sofferenza così…


danzare tra rovine e germogli

La sofferenza, così come la gioia, è un’ intrinseca qualità del vivere.
Nasce e muore come ogni altra qualità.
Ho fiducia che questo accade
perchè ho esperienza che questo è accaduto.
Sperimentare molte e molte volte “la fine della sofferenza”
mi permette di aver fiducia che ancora accadrà …ora.
E se ogni volta è “ora” ogni volta può accadere
che la sofferenza lasci il posto alla gioia.
Talvolta è un leggero moto di desiderio
che mi porta a gambe levate
oppure l’ira si accende e mi consuma o un dolore profondo m’imprigiona.
Perchè dunque insisto ? In cosa insisto?
la pace è un bene prezioso… per questo insisto
la vita è un dono prezioso…per questo insisto
vorrei potermi esprimere in libertà…per questo insisto
Talvolta s’intravede inoltre un barlume di se stessi…
della funzione che svolgiamo…..
nella nostra unicità, uniformità e universalità
e ci emozioniamo e siamo grati di esserci…e per questo insistiamo
Non si tratta di essere migliori….ma di sentirsi in pace con se stessi
con la natura, con gli altri……
fallimento e successo appartengono ad altre categorie…
esserci o non esserci…questo è il dilemma!
Ma non è un dubbio amletico bensì un naturale andare e venire della coscienza…..
un danzare agile tra rovine e germogli.

Dic. 3,1999 8:11 am

alla radice degli spazi animati cerco rifugio

alla radice
degli spazi animati
cerco rifugio.

Diario

A fine estate, il piede ristabilito, mi è finalmente possibile nuotare.
Nuoto al mattino presto, in acque trasparenti, con gratitudine, a filo d’acqua, fino alla boa bianca, come d’abitudine. Nel tempo d’agosto ho avuto modo di riconsiderare ogni cosa lasciata andare per il verso sbagliato, ritrovando una condizione di pace interiore e fiducia nella pratica.
Tanto è l’impegno e la risolutezza che metto in essa da bastarmi quasi il solo respirare. Il tornare a quell’intimo, grato respiro di vita. Quasi che le mie narici di creta ricevessero istante per istante il soffio che mi anima.

E viene il tempo Zittisce la cicala piena…

E viene il tempo.
Zittisce la cicala
piena di luna.

Cieco bozzolo di legno di cipresso a custodirmi

Cieco bozzolo
di legno di cipresso
a custodirmi.

Un piede rotto all’alba m’accompagna con passo lento

Un piede rotto
all’alba m’accompagna,
con passo lento.

E torno al Cielo all’antico cammino senza orme…

E torno al Cielo,
all’antico cammino,
senza orme, si.

Che direzione prende il cuore alla notte abbandonato

Che direzione
prende il cuore alla notte
abbandonato?

Notte d’intorno al corpo che frantuma Sete d’anima…

Notte d’intorno
al corpo che frantuma.
Sete d’anima.

Consapevolezza

[consapevolezza]

esplorare i limiti del continuum di sensazioni, emozioni, pensieri, sentimenti, di spazi esplorabili e immaginabili;

tornare al respiro;

mantenersi fiduciosi, al di là d’ogni possibile caduta, nelle possibilità della creazione di fiorire;

ritornare ogni volta alla condizione di ascolto profondo, dell’interno e dell’esterno;

donare attenzione all’impazienza, al groviglio, alla confusione, all’attaccamento e all’avversione;

attento all’impazienza, coltivare la pazienza, sceglierla;

stare – apertamente – senza giudizio;

tornare al respiro, al suono del silenzio, al Cielo vasto, all’onda indivisa che ci contiene;

donare (non per me stesso, non per trattenere qualcosa);

aprire – spontaneamente – la gabbia dell’Io;

restare in ascolto, di là dell’ordinario confine.

Ovunque è mare,
sotto l’acme dell’onda
volve, sospinge

in nuove forme
impermanenti e vacue
di sola voce

IMMAGINAZIONE Il nostro impegno é riservato a mettere…

IMMAGINAZIONE

Il nostro impegno é riservato a mettere cura in quel che facciamo, nel sentirci parte dell’insieme al quale apparteniamo. Ammettiamo, ancora una volta, che ogni essere vivente sia spaziotempo animato. La quantità di spaziotempo percepibile risulterà variabile, al singolo osservatore, in ragione della sua stessa condizione . Essa emergerà in modalità percettiva differente. Da dove ? E come? Nell’osservatore stesso, che é, nello stesso tempo, spaziotempo osservato. Il come egli ordina e comprende lo spaziotempo di cui dispone é peculiare della sua struttura mentale e delle precipue relazioni che tale struttura intrattiene nella multidimensionalità dell’universo, nelle relazioni che si determinano. C’é dunque modo di ampliare tale spazio (vitale) fino a comprendere le interazioni diffuse, l’appartenenza verticale e orizzontale (radice e germoglio) , la danza alla quale partecipa? Lo spaziotempo animato che ci definisce é in realtà mutevole, impermanente, suscettibile di espandersi e contrarsi, a motivo del grado di consapevolezza che é proprio dell’osservatore. Tale consapevolezza di sé ha un impatto sulla realtà esterna? La modifica? Evidentemente sì, non fosse altro che per le interazioni che ne conseguono necessariamente, istante dopo istante. A cosa apparteniamo? Cosa ci muove? Ha una finalità l’espansione della coscienza (di sé, del mondo) ? Laddove lo spaziotempo si dilata la percezione del vivere si espande su una molteplicità di dimensioni, a entropia variabile, caratterizzate da molteplicità di senso e possibilità di scelta. Si manifestano campi di forza che producono ordine naturale, di cui si fa parte, per attrazione, gravità, inerzia, repulsione. Dove nasce l’ordine? Esso é pre-esistente al nostro vivere. Da esso origina la vita, in quanto libertà di essere forma (unita o disgiunta) intelligente, sensibile, senziente. Capacità di scegliere, di aderire o meno, ritornare o fuggire. A cosa ritornare? Dove fuggire? Dove si raccoglie l’ordinaria mente unificata? Quale possibilità d’agire, cosa rimane? Quale forma di dialogo mentale sopravvive? L’immaginazione. Ma provando a rinunciare ad ogni immagine. Facendo a meno dell’albero e della fonte, della chiave e del tempo, della vacuità e del silenzio, di spazio e tempo, cosa rimane? Immaginazione.
Sempre sorgono nuove “idee”, in connessione ad altri mondi sovrasensibili. Una mente naturale (che sta spontaneamente con quel che c’è) , rilassata (aperta a ciò che si presenta) e consapevole ( che discerne e sceglie) accede al possibile divenire come in una danza, aderendo ai suoni del reticolo universale, armonicamente.
Puoi immaginarlo? Niente più spazio né tempo.

Stromboli Casa del Sole 3.8.2018 L’aperto hibiscus nel…

Stromboli, Casa del Sole, 3.8.2018

L’aperto hibiscus
nel giardino del sole
vibra, riluce.

cum lento pede coltivando la pace dell’essere qui

cum lento pede,
coltivando la pace
dell’essere qui.

di fiore in fiore di pietra in pietra…

di fiore in fiore,
di pietra in pietra,
il silenzio raccoglie
le parole dell’Eterno.

(1976)

CONTROCORRENTE Con mente naturale rilassata e consapevole vado…

CONTROCORRENTE

Con mente naturale, rilassata e consapevole, vado incontro all’istante che viene.

Reattività

Reattività

La mente reagisce, inconsapevolmente, a qualcosa che la ferisce, o l’opprime, o la minaccia, o semplicemente che è tale da provocare un moto di disagio, di orgoglio, un atto di comparazione.
La reattività si manifesta secondo modalità conosciute e ripetitive, al fine di proteggere l’ego, la sua immagine o proiezione spazio-temporale.
L’interazione, con un soggetto esterno o con le proprie formazioni mentali, viene a caratterizzarsi da una forte rigidità nella gestione del confine, da un timore di invasione e/o sottomissione. In ogni caso, rapidamente, l’organismo si arma in difesa dello spazio psico-fisico e reagisce, cellularmente, emozionalmente, con voce e gesti, pronto alla battaglia. La minaccia alla propria integrità è per lo più figurata, simbolica, immaginaria, irreale, eppure sufficiente a scatenare una reazione psico-fisica, che va al di là dell’utile e del necessario. La reattività si avvale di una riduzione della capacità di autocontrollo (di misura della risposta), dal momento che il flusso di dati sensoriali, percettivi ed emozionali, non risulta adeguatamente processato in tempo reale, oppure è distorto sulla base di inquinanti mentali, quali avversione, attaccamento e confusione. Il risultato è un agire, in termini di pensiero, parola ed opera, in modo non ragionato, in preda ad un sentire alterato ed egocentrato, chiuso alle ragioni dell’altro ed in contrasto con il proprio bene. La reazione monta e si esprime fin tanto che è energeticamente sostenuta dall’emozione e da un pensiero ricorsivo, che fatica a sottoporsi a critica e a dissolvere.
Nel momento in cui l’emozione o il sentimento, che ne è all’origine, viene vista (dalla mente consapevole), essa svanisce.

ESSERCI L’essere conoscere ed agire con intenzione di…

ESSERCI

L’essere, conoscere ed agire, con intenzione di bene, costituisce di per sè un valore?
Il semplice pormi nella condizione di osservatore di quei fenomeni, che accadono sulla scena in cui sono dinamicamente presente, già libera la mente dalla prigione dell’Ego, da quelle forme di attaccamento ed avversione, derivanti dalla paura di non esserci per davvero.
Capita che ci aggrappiamo alle cose, alle opinioni, ai desideri, per sentirci vivi, mentre l’esserci comincia propriamente con il liberarci da ogni aspettativa, pregiudizio e reattività. Comincia con l’apertura del cuore e della mente. E quando finalmente scegliamo, in libertà ed equanimità, sulla base attrattiva di un sentire etico e (della bellezza) mistico. sentiamo nascere e crescere quella fiducia, che ci fa più vicini al mistero della nostra vita e ci porta a ritrovare quel ritmo vitale, profondo e universale, che tutto sostiene, e fa sì che possiamo prenderci cura di noi stessi e degli altri, compiutamente, senza paura, intenzionati a riconoscerci.

VACUITA’ Ogni forma vivente rispetta la costante d’ordine…

VACUITA’

Ogni forma vivente rispetta la costante d’ordine del suo essere e divenire.
Infinite fioriture della stessa natura. Entrare in connessione con la Natura di tale natura.
Al di là di ogni concettualizzazione, in virtù di quella fede/fiducia che rende possibile l’annodarsi al vivente universale, nel suono primordiale del silenzio, nelle profondità ancestrali dell’umano,
quali brevi increspature (o grani) di tempo, aspiriamo all’Eterno .
La vita sembra emergere da un ” vuoto germogliatore”, per impulso di un tocco di luce (trascorsa) .
Si materializza come un fiorire di spazi animati, sospinta da un misterioso estro creativo, nelle orme dell’Assente. Germoglia il vuoto e tutto il tempo si srotola in cieli sconosciuti, ripiega in resti di conchiglie, memorie di un Dio sepolto nelle pieghe dense della gravità.
Così, dalle forme, via via verso un ordine che si fa vita, e cresce, fiorisce e matura, e non disdegna di morire, di ritornare all’origine. Alla stessa maniera l’umano fa spazio al divino, ritirandosi dall’ego.
La vacuità ne è la risultante presenza germogliatrice. A tal proposito mi sovviene Giovanni della Croce
” Si fa nell’anima quel grande vuoto, che permette al desiderio di servire Dio, di germogliare ed espandersi”. Si tratta di un metodo che attiene ad una mente evolutiva e poggia sulla capacità di una continua, profonda e franca interazione con ogni forma vivente. Dialogando in Se’ e con quanto ci si propone dinanzi, passo dopo passo. Oltre il cerchio della paura, esplorando. Paura e sofferenza ci trattengono dall’essere strumento di una positiva trasformazione spirituale. La liberazione dalla sofferenza e dalla paura può far emergere al contrario nuove qualità umane, alle quali affidarsi sul cammino del ritorno.
C’è forse un principio ordinatore in noi? E si manifesta forse in un disegno morale trascendente? In cosa effettivamente consiste il legame di una mente emergente (dall’oscurità) e del suo umano, radicato sentimento di bene, al divenire del campo energetico-spirituale che ci sostiene? Sinergia per cosa?

PRATICA MEDITATIVA Se mi soffermo a riflettere sull’urgenza…

PRATICA MEDITATIVA

Se mi soffermo a riflettere sull’urgenza della pratica meditativa, non posso non interrogarmi sulla sua natura. Cos’è? Che funzione svolge? E’ essenziale? Essa mi permette di osservare, conoscere e comprendere gli elementi interiori ed esteriori della realtà (così com’é). Mi aiuta a rimuovere i cumuli di inquinanti mentali, discernendo con chiarezza, nel risalire la corrente (dalla mondanità allo spirito), quotidianamente. Parafrasando E. Hillesum, la pratica meditativa mi aiuta a disseppellire, dentro me, quella sorgente profonda, che mi connette con il vivente (che talvolta chiamo Dio). E poiché sono certo della sorgente, per avervi bevuto, a piccoli sorsi interrotti, un tempo, sono motivato a custodirla, per sempre. Ho fiducia nell’autenticità dell’esperienza contemplativa che è stata condivisa, nel corso della storia umana, in modalità similari e feconde. Tale esperienza libera dalla paura e fa emergere proprietà (qualità) prettamente umane, che hanno a che fare con un’attenzione viva a ciò che siamo. Esseri senzienti, sofferenti, desideranti, capaci di meraviglia.

IL PRESENTE UNA PORTA SULLA VITA C’é nell’aria…

IL PRESENTE: UNA PORTA SULLA VITA.

C’é nell’aria già odore di mimosa o è solo nel mio ricordo, che torna?
Lo spazio immaginativo si riempie di un giallo intenso. Che sta succedendo?
Se il presente è un varco sulla vita, l’immaginazione è un veicolo per muoversi attraverso di esso.
Dinanzi ad ogni istante che viene sta la possibilità di farsi trovare in fiduciosa presenza, con mente naturale, rilassata e consapevole. Sta la possibilità di operare una scelta, di aprire la Porta (senza porta) che conduce su un nuovo percorso interrelato con la storia della nostra specie. E forse non solo.
Sta la possibilità di percepire un senso più pieno dell’esistere, impregnato dell’attenzione dei poeti.
Il presente é una porta sulla Vita. Il più delle volte resta chiusa, talvolta la fiducia,oppure la forza dell’istinto, fa sì che si apra, pemettendoci di assaporare la meraviglia di un universo multidimensionale,
dove le nostre azioni sono semplici punti di un disegno che non ci è dato conoscere, ma della natura vivente del quale siamo parte, nel bene e nel male. La storia dell’umanità si tesse sulle trame delicate dello spirito, che essa custodisce, come una profonda sorgente d’acqua pura.
Occorre ricordarsi, ogni tanto, di bere.

DI NUOVO SI INFILANO PERLE La guarigione non…

DI NUOVO SI INFILANO PERLE.

La guarigione non appartiene al medico. Quel che succede, ad un certo punto del decorso della malattia, che ha il potere di scioglierne il nodo profondo, ha sempre del misterioso. Per quanto si possa aver praticato le più corrette terapie, mirate ai diversi livelli di organizzazione dell’organismo (psichico, emozionale,neuroendocrino, immunitario, metabolico e fisico), comunque la risoluzione piena della sintomatologia e la restitutio ad integrum, costituiscono un processo che sa di meraviglia e benedizione.
L’animo del medico dunque non può muoversi a vanagloria, o pienezza di sè, bensì trovar forma di profonda gratitudine, per essere stato strumento abile ed efficace nelle mani del creatore.
C’é sufficiente motivo di riflessione sull’ipotesi che una rete di diffuse relazioni sia in essere tra l’esperienza delle emozioni fondamentali e l’espressione (il venire alla luce) di un quadro sintomatologico psicorganico più o meno debilitante delle funzioni vitali. Intendo dire che alla radice di ogni patologia sta una sofferenza emozionale profonda, che non trova in altro modo consolazione, riparazione. Tale sofferenza si esprime dunque nella genesi di una onda destruens, disorganizzante, in quanto emersione di una disarmonia rispetto alle oscilazioni proprie dello stato di salute. La malattia può dunque bene immaginarsi come un allontanamento dalla “norma” della vibrazione emozionale, con picchi esorbitanti verso situazioni di specifici stress cellulari.E tutto sembra cominciare, a livello cellulare, con un’alterazione mitocondriale, che fa si che presto gli scambi energetico-metabolici vengano ad alterarsi, con successiva disorganizzazione delle funzioni relative ai meccanismi di difesa dell’informazione genetica.Dunque, sempre e comnque, l’inizio della cura ha a che fare con il risveglio nel malato della sua natura umana, che ricomincia a prendersi cura di se stesso, alleandosi con quanti si prendono cura di lui, in tal modo ritrovando energie, forza, strumenti di comprensione, nutrienti, speranze, con le quali rigenerare una trama di fiducia sulla quale ricostruire uno stato molecolare di salute.

Germoglia il vuoto memoria dell’Assente Chi si nasconde

Germoglia il vuoto,
memoria dell’Assente.
Chi si nasconde?

Con i piedi nella pozzanghera il piccolo Carlo…

Con i piedi nella pozzanghera il piccolo Carlo resiste al richiamo di sua madre, nascosta dietro un pioppo argentato. Una bianca tribù di volatili é posata su una lastra sottile di ghiaccio, in un angolo di lago.
Immobili, mentre d’intorno una luce maestosa muove ali e canti di festosi gabbiani .

Quiete e movimento si mischiano appena, di tanto in tanto, per piccoli cambiamenti di stato (individuali).
Si nutre di luce lo sguardo.

[un canuto passante]
“mentre bevono il caffé … succederà qualcosa”

Starnazzano i cigni sulla riva. Tutt’altra cosa il loro portamento in acqua. Silente e regale.

Cosa resiste al tempo? Ogni scoperta é soltanto illusione?
Mi ritrovo, per via, provvisto solo di domande.

Il suono d’acqua, che si frantuma cadendo nell’acqua, disfa ogni pensiero.
Il calore del sole é reale, sulle spalle appesantite dell’inverno.

[voce femminile che risponde al cellulare]
“tutto é possibile” “va bene, d’accordo” “verso che ora sarai al circolo?”

Succedono cose, piccole cose, nello spazio raccolto del parco. Si mischiano voci, vite variegate incrociano passi animati. Ma veramente sta succedendo qualcosa?

[voce di avatar]
“ci siamo quasi”

Spazi animati si strofinano, con moto browniano, finché c’é luce, fino a che resiste il cielo.
Sotto questo cielo, che sta succedendo?

Di là del colore dei mandarini, che si stagliano contro gli archi dell’acquedotto e del ferro battuto che da loro mi separa. Di qua. Che sta succedendo? Dentro e fuori. Molecole danzanti. Vibrazioni. Forme.
Un mutevole sentimento. Emergente. Da dove?

Chi sono dunque?

[donna al cellulare]
“Paolo, sono Francesca, scusami, so che stai sciando. ma é molto freddo? Io devo prendere coraggio e venire. Anche da sola”

Poteva esserci accostamento casuale più intrigante di questo?
Un leggero sorriso, luminoso, s’intravede. Affiora, in equilibrio. Nella cadenza dei passi. Nel frastuono delle voci. E’ dell’erba che cresce la misura della vita.

Potessi risanare il costato dolente. Un più lieve respiro assegnare al tempo e dare un senso a questo vivere di niente. Quantunque amoroso.

Si muovono le nuvole sparse, sulle ombre intrecciate dei pini.
Dove vanno?

Mi avvio incontro al cancello.

sulla coscienza

La coscienza  può essere definita come “un flusso di dati di sintesi” riferibile a miliardi di input che l’organismo acquisisce ed elabora nel corso del tempo, in relazione alle molteplici variazioni delle funzioni vitali  che interessano  l’ambiente interiore ed esteriore, psichico e fisico,  dell’individuo. Tali dati, che affluiscono in continuum, sono elaborati e condotti a sintesi (nel tronco encefalico?) dopo integrazione con le funzioni corticali cognitive ed immaginative, proiettate sullo schermo della mente e quindi memorizzate. E’ possibile una coscienza artificiale? Se la coscienza fosse unicamente una modalità di trattamento di dati materiali e immateriali (una sorta di sistema operativo), dalla quale emerga come esito una mappa cangiante del complesso stato di esistenza in vita individuale, al netto delle interrelazioni con il restante universo vivente, si potrebbe essere tentati dal rispondere si, potrebbe essere. Ma quali sono le basi ontologiche della coscienza umana? Come conoscerle e riprodurle? Non basta, temo, l’intero corredo di sensazioni, emozioni, percezioni e sentimenti per produrre una coscienza umana.Il risultato non potrebbe che essere un sottoprodotto scadente, una copia opaca e smorta, in quanto priva dell’imprinting “misterico” che non si presta a disvelamento. Preferisco raffigurami la coscienza come una bussola in grado di indicare la rotta verso la sopravvivenza propria e della specie, che muove verso l’istante che viene un soggetto fiducioso e ben motivato. E così facendo, muove un insieme di mondi intorno a sé.

spazi animati quaternioni danzanti in nuovi cieli

spazi animati
quaternioni danzanti
in nuovi cieli.

Reghel

Reghel in ebraico significa piede, ma anche festa, abitudine. Da reghel vengono anche le regole. Avere buone regole di vita fa stare saldi sui propri piedi, come un re. I piedi hanno la funzione di “reggere” il corpo, di scaricare il peso, di contattare la terra, di ascoltarla (come fa l’orecchio con l’aria – la forma è simile), percepirne la dimensione sacra, danzare, tenere il ritmo. E allo stesso tempo esplorare lo spazio, coltivare il campo, costruire la casa. Essere nel regno è respirarne il profumo. La meraviglia della creazione vi affiora in molteplici forme, manifestando il suo potere curativo, come semplice paesaggio, come orizzonte, come inesauribile farmacia naturale. Un ambiente salubre e provvisto di bellezza è il primo requisito per la salute del corpo e dello spirito. La terra nutre e sostiene ogni pianta, accoglie e trasforma ogni cosa caduca.
Nella definizione di sistema vivente, l’elemento terra/natura/regno è lo spazio che interagisce con la forma viva, l’accoglie, la permea e la mantiene, nel tempo dato. E’ terrestre la natura dell’uomo “Adamah” terra umile e rossa di sangue. Tenere i piedi per terra è assai più che un buon consiglio. Con la loro forma germinale i piedi evocano l’origine dello sviluppo. Mettersi in piedi dà inizio al cammino.