23 agosto 2020

Ad un certo punto mi è venuta sete.
Per giorni il sacro mi doleva. L’insoddisfazione dell’anima si manifestava pungente, impedendomi il passo.
Così sono tornato in cerca di sorgenti…

Un piccolo scricciolo viene, con incredibile fiducia, a beccare nel mio piatto briciole di torta alle noci.
Ci guardiamo negli occhi,  è  a un cubito dalla mia bocca.
Smetto quasi di respirare, resto immobile, perché  desidero che resti ancora, oltre questi dilatati secondi (una ventina) che viviamo insieme.

Un moto di frizzante  stupore diffonde dalla cima del cranio.

Un rumore, secco quanto breve, spaventa la passerotta che vola via, in un  verticale frullio di bellezza.

Confesso, la colazione al Bistrot di Villa Pamphili è stata gradevolissima.  Mi aspetto ora, dopo giorni, di camminare più speditamente verso casa. Va tutto bene  mi dico, se non fosse per quegli occhi scavati dalla fame, che restano impressi nella mia anima, dolorosamente.

Che c’è da fare?