Nepsis Per Platone il cuore fu stabilito come…

Nepsis

Per Platone il cuore fu stabilito come posto di guardia. Ad esso fanno capo emozioni e passioni. Circondato da thymos ( calore innato – tummo per i Tibetani – ribollimento del guerriero) , esso é per me il tabernacolo della testimonianza, la dimora del divino, la sede dell’umana coscienza, dove discernere tra la presenza e l’assenza del bene.

Qui lo sguardo interiore vigila (benevolo e/o selvaggio) su quanto sta succedendo, dentro e fuori di noi. Qui sensazioni, emozioni, sentimenti e pensiero s’incontrano, si accordano o divaricano. Con riflessi che si ripercuotono all’esterno, a distanze non immaginabili.

“La pace interiore di un individuo può influenzare la società oltre misura” (B. Griffiths) .

Provare gratitudine é un sentimento di riconoscenza per un beneficio (ricevuto o non) che si manifesta come un dono, in un essere vivo e aperto. Una forma di Grazia che attiene al vedere da vicino, senza giudizio, all’entrare in risonanza sia con la bellezza del creato, sia con il dolore degli esseri senzienti. Può capitare di percepire così un cuore più spazioso, che risuona di bellezza e compassione, di silenziosa preghiera.

Come coltivare questa qualità? Ognuno ha il suo modo di esplorare. Per quanto riguarda me, ho una preferenza sul dare valore ad ogni elemento della realtà manifesta (e non), con cui, con attenzione, mi capita di entrare in contatto, provando ad accoglierlo così com’é e discernendo, con animo tranquillo e il più possibile privo di pregiudizio cognitivo, i modi dell’interazione interdipendente.

Cosa può aiutarmi a mantenere stabile questo atteggiamento di gratitudine? La coltivazione dell’attitudine all’ascolto profondo, che per quanto mi è dato di comprendere, passa sempre per un’umile, vigile e stabile presenza (nepsis) di uno spirito (coscienza) connesso e consapevole, in grado di vedere con chiarezza, da una dimensione meditativa profonda, l’insorgenza ed il radicarsi della sofferenza portata dalle forme di attaccamento, confusione e avversione, e nutrire, per quanto ci é possibile, una dimensione più saggia, armonica e compassionevole del vivente.

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