Canto ionico

1.

Per le prosciugate colline del sud

all’ estrema punta risale il treno

dove solo gli ulivi centenari

– nostra mediterranea memoria –

vedono nei palmi neri del cielo

il disegno luminoso dei giorni

sui quali i nostri figli s’affacciano

sollevando schiumose baraonde

2.

Sul mare d’Omero la nave turca

solcando il mezzogiorno assolato

s’azzuffa svelta con le ondose creste,

le irrequiete membra d’un vecchio dio,

lasciando gli uomini sfidarsi a carte

con beffardi sorrisi sotto i baffi

mentre un pudico velo copre il capo

alle donne raccolte tutte insieme

3.

Questo giorno ha gli occhi d’una bambina

che cerca un volto e presto si ritrae al

riparo del chiuso corpo materno

nel timore d’esser presa dal suo gioco.

L’occidente un sofferente Narciso

che non conosce il suo volto di terra

il vuoto sguardo abbandonato al nulla.

Filacciano le vesti all’arrivo.

4.

Appena un istante prima di sera

alla pensione di Omero siamo giunti

e beviamo vino sulla terrazza

seduti su bei vetusti tappeti

con la piccola Selciuk d’intorno

mentre un tranquillo cielo serale

accoglie l’arrivo delle cicogne

improvviso e sublime sulle teste

5.

Portata dall’insistente scirocco

chiama a raccolta la voce del muezzìn

che va tessendo il cielo con un filo

di preghiera che fugge dove il sole

nasce, rigogliosa di suoni dolci

come mandorle, datteri e albicocche

Questo paese ha volti silenziosi

colmi di sguardi neri dietro i veli.

Neppure i cani s’odono abbaiare.

II

6.

Nell’antica chiesetta bizantina

in quella bella e ombreggiata Priene

seduto sulla pietra ottagonale

vado dunque interrogando la storia

dei silenzi profondi e degli incanti

vado ricordando il tempo nel quale

il mare carezzava le montagne

con la sua voce perenne.

7.

Qui nel tempio d’Apollo a Didymaion

venivano a conoscere il futuro

anime pietose in cerca di cure

rincuorate da queste stesse pietre

che il sole, il vento e i passi dell’uomo

hanno reso tenere ai sentimenti

e quanto più sensibili al dolore

e accoglienti nell’ultima ora

8.

Qui nel tempio d’Apollo scrivo versi.

Non a chiedere vaticinii vengo,

già mi basta assaporare l’attimo

che mi vive, il sogno che mi nutre,

ma ad invocare la pace del cuore

l’umana pace che popoli lontani e

diversi sulla terra tiene insieme

con la forza d’un delicato sogno.

9.

Fragile, disperato desiderio

di nutrirsi fino a saziarsene

d’ogni passione anche dell’ultima

dell’insensato morire che attende.

L’ultimo sole nel tempio infiamma

le gote dei viandanti del nostro tempo

e li trova smarriti, impreparati

nell’indicibile soffio divino.

10.

Quale paura ha issato queste pietre?

Quale amore le ha tenute insieme?

Quale filo aggiunge le nostre vite

alle molte già perdute nel tempo?

Cosa dicono le sacre vergini?

Non sono cambiati santi e furfanti

in questi brevi millenni trascorsi,

perché moltiplicarne le copie?

III

11.

Un volto giovane, duro e furente

incrociammo al caffè di Mumcular

come una pietra rotolata a terra

dal fianco sbrecciolato della rocca.

Per un tempo smisurato sentimmo

crescere l’acre odore della zuffa

a volte basta un nulla per rovesciare

il tranquillo destino degli uomini.

12.

Sotto il fresco ligustro bevo caffè

e assaporo i versi di Salomone.

Dove riposa la mia Sulamita?

La vedrò fiorire tra queste mani?

Sul cancello del giardino fiorito

s’intrecciano il fico e il melograno.

L’ulivo, il pino, l’uva e il mandarino

fanno ombra all’orto verdeggiante.

13.

Tuffati nelle mie acque profonde

con un solo balzo senza timore

abbandonati a quest’aperto istante

alla mano nascosta che sostiene

al fresco abbraccio del tenace amore

che alla vuota nudità conduce

eco dell’infinito desiderio

che tutto in sé ogni volta richiama.

14.

L’agile caicchio vola sull’onda

con ali di sale spumeggianti

innanzi all’onda corre come il figlio

fa con la gonna dell’amata madre

La brezza rasserena le cicale

tesse storie per la notte che viene

fluttuazioni di suoni offerti agli dei.

Marte rosseggia solo, senza luna.

15.

La notte è chiusa in sé come uno scrigno

sigillato dalla luce di Vega

e nulla trapela dei suoi segreti

di quel mistero che ogni stella stringe

nei suoi bagliori da un perduto tempo

giunti stanotte in fuggitiva corsa

a trapassarci e a trascinarci altrove

con una nuova memoria d’amore.

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