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  • pvalente 10:08 pm il 20 February 2018 Permalink | Rispondi
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    di fiore in fiore,
    di pietra in pietra,
    il silenzio raccoglie
    le parole dell’Eterno.

    (1976)

     
  • pvalente 9:37 pm il 20 February 2018 Permalink | Rispondi
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    CONTROCORRENTE

    Con mente naturale, rilassata e consapevole, vado incontro all’istante che viene.

     
  • pvalente 9:49 pm il 17 February 2018 Permalink | Rispondi
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    REATTIVITA’

    La mente reagisce, inconsapevolmente, a qualcosa che la ferisce, o l’opprime, o la minaccia, o semplicemente che è tale da provocare un moto di disagio, di orgoglio, un atto di comparazione.
    La reattività si manifesta secondo modalità conosciute e ripetitive, al fine di proteggere l’ego, la sua immagine o proiezione spazio-temporale.
    L’interazione, con un soggetto esterno o con le proprie formazioni mentali, viene a caratterizzarsi da una forte rigidità nella gestione del confine, da un timore di invasione e/o sottomissione. In ogni caso, rapidamente, l’organismo si arma in difesa dello spazio psico-fisico e reagisce, cellularmente, emozionalmente, con voce e gesti, pronto alla battaglia. La minaccia alla propria integrità è per lo più figurata, simbolica, immaginaria, irreale, eppure sufficiente a scatenare una reazione psico-fisica, che va al di là dell’utile e del necessario. La reattività si avvale di una riduzione della capacità di autocontrollo (di misura della risposta), dal momento che il flusso di dati sensoriali, percettivi ed emozionali, non risulta adeguatamente processato in tempo reale, oppure è distorto sulla base di inquinanti mentali, quali avversione, attaccamento e confusione. Il risultato è un agire, in termini di pensiero, parola ed opera, in modo non ragionato, in preda ad un sentire alterato ed egocentrato, chiuso alle ragioni dell’altro ed in contrasto con il proprio bene. La reazione monta e si esprime fin tanto che è energeticamente sostenuta dall’emozione e da un pensiero ricorsivo, che fatica a sottoporsi a critica e a dissolvere.
    Nel momento in cui l’emozione o il sentimento, che ne è all’origine, viene vista (dalla mente consapevole), essa svanisce.

     
  • pvalente 8:58 pm il 17 February 2018 Permalink | Rispondi
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    ESSERCI

    L’essere, conoscere ed agire, con intenzione di bene, costituisce di per sè un valore?
    Il semplice pormi nella condizione di osservatore di quei fenomeni, che accadono sulla scena in cui sono dinamicamente presente, già libera la mente dalla prigione dell’Ego, da quelle forme di attaccamento ed avversione, derivanti dalla paura di non esserci per davvero.
    Capita che ci aggrappiamo alle cose, alle opinioni, ai desideri, per sentirci vivi, mentre l’esserci comincia propriamente con il liberarci da ogni aspettativa, pregiudizio e reattività. Comincia con l’apertura del cuore e della mente. E quando finalmente scegliamo, in libertà ed equanimità, sulla base attrattiva di un sentire etico e (della bellezza) mistico. sentiamo nascere e crescere quella fiducia, che ci fa più vicini al mistero della nostra vita e ci porta a ritrovare quel ritmo vitale, profondo e universale, che tutto sostiene, e fa sì che possiamo prenderci cura di noi stessi e degli altri, compiutamente, senza paura, intenzionati a riconoscerci.

     
  • pvalente 1:33 pm il 17 February 2018 Permalink | Rispondi
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    VACUITA’

    Ogni forma vivente rispetta la costante d’ordine del suo essere e divenire.
    Infinite fioriture della stessa natura. Entrare in connessione con la Natura di tale natura.
    Al di là di ogni concettualizzazione, in virtù di quella fede/fiducia che rende possibile l’annodarsi al vivente universale, nel suono primordiale del silenzio, nelle profondità ancestrali dell’umano,
    quali brevi increspature (o grani) di tempo, aspiriamo all’Eterno .
    La vita sembra emergere da un ” vuoto germogliatore”, per impulso di un tocco di luce (trascorsa) .
    Si materializza come un fiorire di spazi animati, sospinta da un misterioso estro creativo, nelle orme dell’Assente. Germoglia il vuoto e tutto il tempo si srotola in cieli sconosciuti, ripiega in resti di conchiglie, memorie di un Dio sepolto nelle pieghe dense della gravità.
    Così, dalle forme, via via verso un ordine che si fa vita, e cresce, fiorisce e matura, e non disdegna di morire, di ritornare all’origine. Alla stessa maniera l’umano fa spazio al divino, ritirandosi dall’ego.
    La vacuità ne è la risultante presenza germogliatrice. A tal proposito mi sovviene Giovanni della Croce
    ” Si fa nell’anima quel grande vuoto, che permette al desiderio di servire Dio, di germogliare ed espandersi”. Si tratta di un metodo che attiene ad una mente evolutiva e poggia sulla capacità di una continua, profonda e franca interazione con ogni forma vivente. Dialogando in Se’ e con quanto ci si propone dinanzi, passo dopo passo. Oltre il cerchio della paura, esplorando. Paura e sofferenza ci trattengono dall’essere strumento di una positiva trasformazione spirituale. La liberazione dalla sofferenza e dalla paura può far emergere al contrario nuove qualità umane, alle quali affidarsi sul cammino del ritorno.
    C’è forse un principio ordinatore in noi? E si manifesta forse in un disegno morale trascendente? In cosa effettivamente consiste il legame di una mente emergente (dall’oscurità) e del suo umano, radicato sentimento di bene, al divenire del campo energetico-spirituale che ci sostiene? Sinergia per cosa?

     
  • pvalente 5:46 pm il 4 February 2018 Permalink | Rispondi  

     
  • pvalente 11:09 am il 3 February 2018 Permalink | Rispondi
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    PRATICA MEDITATIVA

    Se mi soffermo a riflettere sull’urgenza della pratica meditativa, non posso non interrogarmi sulla sua natura. Cos’è? Che funzione svolge? E’ essenziale? Essa mi permette di osservare, conoscere e comprendere gli elementi interiori ed esteriori della realtà (così com’é). Mi aiuta a rimuovere i cumuli di inquinanti mentali, discernendo con chiarezza, nel risalire la corrente (dalla mondanità allo spirito), quotidianamente. Parafrasando E. Hillesum, la pratica meditativa mi aiuta a disseppellire, dentro me, quella sorgente profonda, che mi connette con il vivente (che talvolta chiamo Dio). E poiché sono certo della sorgente, per avervi bevuto, a piccoli sorsi interrotti, un tempo, sono motivato a custodirla, per sempre. Ho fiducia nell’autenticità dell’esperienza contemplativa che è stata condivisa, nel corso della storia umana, in modalità similari e feconde. Tale esperienza libera dalla paura e fa emergere proprietà (qualità) prettamente umane, che hanno a che fare con un’attenzione viva a ciò che siamo. Esseri senzienti, sofferenti, desideranti, capaci di meraviglia.

     
  • pvalente 9:02 am il 3 February 2018 Permalink | Rispondi
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    IL PRESENTE: UNA PORTA SULLA VITA.

    C’é nell’aria già odore di mimosa o è solo nel mio ricordo, che torna?
    Lo spazio immaginativo si riempie di un giallo intenso. Che sta succedendo?
    Se il presente è un varco sulla vita, l’immaginazione è un veicolo per muoversi attraverso di esso.
    Dinanzi ad ogni istante che viene sta la possibilità di farsi trovare in fiduciosa presenza, con mente naturale, rilassata e consapevole. Sta la possibilità di operare una scelta, di aprire la Porta (senza porta) che conduce su un nuovo percorso interrelato con la storia della nostra specie. E forse non solo.
    Sta la possibilità di percepire un senso più pieno dell’esistere, impregnato dell’attenzione dei poeti.
    Il presente é una porta sulla Vita. Il più delle volte resta chiusa, talvolta la fiducia,oppure la forza dell’istinto, fa sì che si apra, pemettendoci di assaporare la meraviglia di un universo multidimensionale,
    dove le nostre azioni sono semplici punti di un disegno che non ci è dato conoscere, ma della natura vivente del quale siamo parte, nel bene e nel male. La storia dell’umanità si tesse sulle trame delicate dello spirito, che essa custodisce, come una profonda sorgente d’acqua pura.
    Occorre ricordarsi, ogni tanto, di bere.

     
  • pvalente 6:56 pm il 28 June 2017 Permalink | Rispondi
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    cantano i venti
    alla virginea corte
    ora raccolti.

     
  • pvalente 3:31 pm il 25 April 2017 Permalink | Rispondi
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    MEDICINA NATURALE PERSONALIZZATA

    Il corpo umano, uno spazio animato in evoluzione, può essere immaginato come un sistema complesso di molti networks (cognitivo, emozionale, comportamentale, neuronale, cellulare, genetico, ormonale, metabolico, molecolare) intrecciati e interagenti tra loro e con l’ambiente, in continua trasformazione e adattamento, in modo unico, uniforme e universale, dunque personale. Negli esseri umani, come in altri organismi, la maggior parte dei componenti cellulari esercitano le loro funzioni attraverso le interazioni con altri componenti cellulari. La totalità di queste interazioni rappresenta l’interattoma umano. La potenziale complessità di questa rete è scoraggiante, i componenti cellulari distinti che servono come nodi dell’interattoma può facilmente superare il numero di centomila. Buona parte delle malattie che colpiscono il genere umano coinvolgono un largo numero di geni ed una ampia varietà di componenti biologici, che interagiscono attraverso network complessi sulla base di dinamiche spazio-temporali non lineari. Lo sviluppo delle malattie può essere analizzato come il risultato di un network di eventi interrelati di molteplici networks (Barabasi, 2007). Malattie complesse come i tumori originano da alterazioni di combinazioni differenti di networks e si manifestano come distinti sottotipi, in particolari organi. Danni al DNA a livello delle sequenze di basi, del cromosoma e dell’ epigenoma sono una causa fondamentale delle malattie cronico-degenerative. Le malattie complesse presentano dunque la necessità di vedere indirizzati, sul piano della cura, una molteplicità di target. La medicina naturale personalizzata, proprio perchè consiste in un trattamento medico multicomponente e multitarget, può rappresentare, in particolare per la prevenzione e la cura delle malattie croniche, uno strumento valido ed efficace, da confezionare su misura delle caratteristiche individuali di ogni paziente. Essa poggia su una comprensione globale del profilo multidimensionale dell’individuo, in grado di rappresentarlo diagnosticamente e sull’impiego di rimedi naturali, quali le piante medicinali e la sana nutrizione, le pratiche di meditazione, il movimento consapevole, l’esercizio delle arti, l’ascolto musicale, l’agopuntura e la digitopressione, il contatto con la natura. Una possibile sfida consisterà nel cercare di identificare per ogni individuo la combinazione di micronutrienti e loro dosi (nutrioma) in grado di ottimizzare la stabilità del genoma e la riparazione del DNA ( Fenech, 2010). E’ mia opinione che via via che si renderà possibile procedere, con computer quantici, ad un’analisi di un numero imponente di dati fisiologici e patologici, monitorati in tempo reale, quale la complessità della realtà della natura impone, l’evidenza dei benefici e dei danni legati ai diversi approcci terapeutici potrà essere confrontata più pienamente e la medicina naturale personalizzata manifesterà le sue buone ragioni, scientificamente sostenute da evidenze crescenti, e guarderemo alle pratiche mediche correnti come a strumenti semplicistici e grossolani.

     
  • pvalente 1:43 pm il 25 April 2017 Permalink | Rispondi
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    DI NUOVO SI INFILANO PERLE.

    La guarigione non appartiene al medico. Quel che succede, ad un certo punto del decorso della malattia, che ha il potere di scioglierne il nodo profondo, ha sempre del misterioso. Per quanto si possa aver praticato le più corrette terapie, mirate ai diversi livelli di organizzazione dell’organismo (psichico, emozionale,neuroendocrino, immunitario, metabolico e fisico), comunque la risoluzione piena della sintomatologia e la restitutio ad integrum, costituiscono un processo che sa di meraviglia e benedizione.
    L’animo del medico dunque non può muoversi a vanagloria, o pienezza di sè, bensì trovar forma di profonda gratitudine, per essere stato strumento abile ed efficace nelle mani del creatore.
    C’é sufficiente motivo di riflessione sull’ipotesi che una rete di diffuse relazioni sia in essere tra l’esperienza delle emozioni fondamentali e l’espressione (il venire alla luce) di un quadro sintomatologico psicorganico più o meno debilitante delle funzioni vitali. Intendo dire che alla radice di ogni patologia sta una sofferenza emozionale profonda, che non trova in altro modo consolazione, riparazione. Tale sofferenza si esprime dunque nella genesi di una onda destruens, disorganizzante, in quanto emersione di una disarmonia rispetto alle oscilazioni proprie dello stato di salute. La malattia può dunque bene immaginarsi come un allontanamento dalla “norma” della vibrazione emozionale, con picchi esorbitanti verso situazioni di specifici stress cellulari.E tutto sembra cominciare, a livello cellulare, con un’alterazione mitocondriale, che fa si che presto gli scambi energetico-metabolici vengano ad alterarsi, con successiva disorganizzazione delle funzioni relative ai meccanismi di difesa dell’informazione genetica.Dunque, sempre e comnque, l’inizio della cura ha a che fare con il risveglio nel malato della sua natura umana, che ricomincia a prendersi cura di se stesso, alleandosi con quanti si prendono cura di lui, in tal modo ritrovando energie, forza, strumenti di comprensione, nutrienti, speranze, con le quali rigenerare una trama di fiducia sulla quale ricostruire uno stato molecolare di salute.

     
  • pvalente 9:33 am il 16 April 2017 Permalink | Rispondi
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    scorgono il mare
    dall’alto della rupe
    i fichi d’India.

     
  • pvalente 7:45 am il 15 April 2017 Permalink | Rispondi
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    Sento, respiro,
    riscaldato dal sole,
    qui, sulla sabbia.

     
  • pvalente 9:35 pm il 10 April 2017 Permalink | Rispondi
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    Germoglia il vuoto,
    memoria dell’Assente.
    Chi si nasconde?

     
  • pvalente 5:02 pm il 5 April 2017 Permalink | Rispondi
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    resti di neve
    sopra Monte Cimino
    luce d’aprile.

     
  • pvalente 3:09 pm il 14 January 2017 Permalink | Rispondi
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    Con i piedi nella pozzanghera il piccolo Carlo resiste al richiamo di sua madre, nascosta dietro un pioppo argentato. Una bianca tribù di volatili é posata su una lastra sottile di ghiaccio, in un angolo di lago.
    Immobili, mentre d’intorno una luce maestosa muove ali e canti di festosi gabbiani .

    Quiete e movimento si mischiano appena, di tanto in tanto, per piccoli cambiamenti di stato (individuali).
    Si nutre di luce lo sguardo.

    [un canuto passante]
    “mentre bevono il caffé … succederà qualcosa”

    Starnazzano i cigni sulla riva. Tutt’altra cosa il loro portamento in acqua. Silente e regale.

    Cosa resiste al tempo? Ogni scoperta é soltanto illusione?
    Mi ritrovo, per via, provvisto solo di domande.

    Il suono d’acqua, che si frantuma cadendo nell’acqua, disfa ogni pensiero.
    Il calore del sole é reale, sulle spalle appesantite dell’inverno.

    [voce femminile che risponde al cellulare]
    “tutto é possibile” “va bene, d’accordo” “verso che ora sarai al circolo?”

    Succedono cose, piccole cose, nello spazio raccolto del parco. Si mischiano voci, vite variegate incrociano passi animati. Ma veramente sta succedendo qualcosa?

    [voce di avatar]
    “ci siamo quasi”

    Spazi animati si strofinano, con moto browniano, finché c’é luce, fino a che resiste il cielo.
    Sotto questo cielo, che sta succedendo?

    Di là del colore dei mandarini, che si stagliano contro gli archi dell’acquedotto e del ferro battuto che da loro mi separa. Di qua. Che sta succedendo? Dentro e fuori. Molecole danzanti. Vibrazioni. Forme.
    Un mutevole sentimento. Emergente. Da dove?

    Chi sono dunque?

    [donna al cellulare]
    “Paolo, sono Francesca, scusami, so che stai sciando. ma é molto freddo? Io devo prendere coraggio e venire. Anche da sola”

    Poteva esserci accostamento casuale più intrigante di questo?
    Un leggero sorriso, luminoso, s’intravede. Affiora, in equilibrio. Nella cadenza dei passi. Nel frastuono delle voci. E’ dell’erba che cresce la misura della vita.

    Potessi risanare il costato dolente. Un più lieve respiro assegnare al tempo e dare un senso a questo vivere di niente. Quantunque amoroso.

    Si muovono le nuvole sparse, sulle ombre intrecciate dei pini.
    Dove vanno?

    Mi avvio incontro al cancello.

     
  • pvalente 11:11 am il 19 November 2016 Permalink | Rispondi
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    “La necessità è tema e inventrice della natura, e freno e regola eterna.”
    Leonardo da Vinci

     
  • pvalente 7:35 pm il 13 November 2016 Permalink | Rispondi
    Etichette: Il miracolo é riconoscersi,   

    Primordiale suono
    per magia venuto

    in me, solo grano
    di tempo racchiuso

    che attraversa acqua
    come acqua che scorre

    e il cieco creato
    attraversa, e sempre

    ritorna, per un
    vuoto veicolo

    alla sorgente fonte

    di luminosi ori

    da cui per mille e più
    sentieri ci perdemmo.

    E va scorrendo il tempo

    E dunque?

    L’origine
    e la fine comprende.

     
  • pvalente 8:06 pm il 13 May 2016 Permalink | Rispondi
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    cresce la sete
    respira lieve il monte
    oltre i miei passi.

     
  • pvalente 4:45 pm il 29 August 2015 Permalink | Rispondi
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    quasi si ferma
    il battito, il respiro,
    il tempo informe.

     
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